Questa lettera dedicata a Stefano dalla sua famiglia per il diciottesimo compleanno racchiude lo spirito col quale ci avviciniamo alla pubblicazione della sua storia.19 settembre 2009
Quando Dio vede che le cose non vanno come dovrebbero, manda un segno, chiaro e perfettamente riconoscibile a volte, confuso e difficilmente interpretabile altre.
Il 19 settembre del 1991 Dio ha guardato la nostra famiglia e credo si sia reso conto che i segni che ci aveva mandato fino a quel momento erano troppo confusi, o forse avrà pensato di averci sopravvalutati. Allora, poiché Dio è infinitamente misericordioso, ha deciso di mandarci un angelo, affinchè ci spiegasse bene tutto quello che non avevamo capito.
- Mamma, toglimi una curiosità, quando hai saputo di avere un figlio come me come l'hai presa?
Quando mi hai fatto questa domanda, mi hai spiazzato, figlio mio. Ti ho risposto che fui contenta di avere il terzo figlio e che il tuo arrivo ha unito molto la nostra famiglia.
I primi anni della tua vita non sapevamo quante e quali sofferenze e limiti avresti dovuto superare. Io e te dormivamo nella stessa camera per via dei contimui malanni, dell'asma e delle tue crisi epilettiche che mi facevano riposare come una sentinella a due passi dal fronte.
Tua sorella, allora dodicenne, la mattina si svegliava alle sei e, prima di andare a scuola, ti preparava il biberon con il latte, non per dovere o perchè qualcuno glielo avesse chiesto, ma perchè quello che oggi sembra un gesto straordinario in quel momento era normale come lavarsi i denti, era un modo per stabilire un contatto con quel fratellino così fragile e malaticcio, ma già capace di lezioni di vita.
Simone, il più piccolo dei tuoi fratelli, aveva solo sei anni quando sei nato, giocava con te quando tornava da scuola, anche lui voleva essere d'aiuto nell'impresa di farti sorridere.
Io mi occupavo di te tutto il giorno, ti tenevo in braccio e ti cullavo per non farti piangere e mi aggrappavo con forza a dio affinché scaricasse su di me i dolori che sentivi tu.
Tuo padre, l'unico che poteva lavorare, tornava a casa stanco la sera dopo ore di strordinario e anche lui coccolava questo figlio piangente.
Piangevi molto, figlio mio.
Abbiamo vissuto la tua nascita come un evento meraviglioso, il più gradito dei doni, ma ci sono voluti anni prima che ci accorgessimo di quanto tu ci stavi dando. Ci hai dato la possibilità di vivere una vita piena di amore, piena di solidarietà, piena di unità, piena di Dio. La nostra vita, la sola che abbiamo su questa terra, tu l'hai stretta con forza tra le tue piaghe e l'hai guarita dai problemi inutili, dall'ipocrisia, dall'odio e dalla paura.
Quando a passeggio con l'educatrice incontrasti quell'anziana signora che ti disse:-Povero Cocco!- Tu prontamente le rispondesti:- Niente povero cocco, sono orgoglioso di portare la mia croce e sono felice così come sono.
Anche la tua famiglia è felice, felice e ogogliosa, orgogliosa e onorata di avere un componente come te
di poter partecipare della tua vita
di asciugare le tue lacrime
di spingere la tua carrozzina
di ripetere quello che dici quando gli altri non ti capiscono
di difendere i tuoi diritti quando ripetutamente vengono calpestati
Grazie per ogni volta che ti lasci aiutare nelle tue difficoltà, perché attraverso queste difficoltà la nostra vita acquista significato, si purifica e si riempie.
Grazie di essere nato ...... diciotto anni fa
La tua famiglia